Il Progetto

IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE – 2017/2020

 Questo progetto è parte del progetto madre “Oltre la strada”, progetto di riqualifizacione della zona di Via Miano.

La zona di Via Milano a Brescia, da anni è sede di un’alta percentuale di persone di etnie, e culture diverse da quella classica brescian e italiana e nel corso degli anni è finita per essere stata sempre più dimenticata e messa al margine.

Il nostro lavoro  si indirizza in primo luogo a tutti i giovani abitanti di Via Milano compresi tra gli 11 e i 15 anni con l’obbiettivo di farli crescere come persone e di farli sentire parte di un gruppo, integrati all’interno di una città e del proprio quartiere e in grado di vivere in un ambiente con una cultura e tradizione profonda ma che sta diventando multietnico.

Altresì vogliamo che il progetto arrivi nel resto della città e che in questo modo avvicini tutti i cittadini di Brescia a questa zona e al lavoro dei ragazzi, alla loro cultura e ai loro sogni.

Il progetto è portato avanti da me, Jupiterfab e dalla mia Associazione senza animo di lucro; si divide  in vari workshop e l’uso di varie tipologie di arti: installazione sonora, murales, teatro, scrittura creativa/sceneggiatura, fotografia e video-installazione che porteremo a termine con  i ragazzi del primo anno della Scuola “G. Romanino” di Fiumicello con cui lavoreremo fino al loro terzo e ultimo anno di scuola.

Il progetto si sviluppa su 6 workshop che verranno eseguiti nell’arco del triennio scolastico che è iniziato a Settembre 2017 e che finirà a Giugno 2020.

Infine, tra Giugno e Agosto 2020, creerò un murale riassuntivo di tutto il progetto in Via Milano.

I 6 workshop oggetto del nostro lavoro sono

  • Workshop Installazione Sonora
  • Workshop Muralismo
  • Workshop Sceneggiatura/scrittura creativa
  • Workshop Teatro
  • Workshop Fotografia
  • Workshop Installazione Video

Il primo corso di Installazione sonora è un po’ il corso madre perché servirà a gettare le basi ed a approfondire molti dei concetti e delle idee che poi gli altri corsi tramuterranno nelle rispettive opere d’arte.

Ogni anno faremo 2 workshop.

I concetti principali che vogliamo sviluppare con i ragazzi sono: Chi sono – Con chi vivono – Dove vivono

Rispondendo a queste domande impareranno a conoscere meglio se stessi e le proprie radici, a conoscere i compagni e le culture/religioni che li circondano e a conoscere e rispettare l’ambiente, le persone e le tradizioni della zona in cui vivono.

 

 

Gli Obbiettivi

Gli obbiettivi sono svariati. Qui di seguito ne elenchiamo i principali:

  • Insegnare ai giovani che parteciperanno al progetto a lavorare insieme rispettando le differenze di ognuno di loro, a integrarsi e a vivere in un ambiente multietnico serenamente
  • Insegnare ai giovani che parteciperanno al progetto il rispetto del luogo dove vivono, così come dell’Italia, le sue tradizioni e la sua cultura.
  • Farli sentire parte di un progetto, farli sentire importanti e fornire loro delle conoscenze artistiche. Tutto questo servirà a rompere la sensazione di emarginazione che vivono, ad esternare i propri sentimenti e le proprie emozioni ed a creare dei cittadini del futuro migliori.
  • Educare gli adulti di Via Milano che l’integrazione è importante ed è possibile, attraverso l’esempio dei ragazzi che parteciperanno al progetto.
  • Insegnare alle persone che vivono nel resto della città che l’immigrazione e le diversità non deve essere viste come elementi negativi. È possibile vivere in un ambiente multietnico in modo armonico e arricchirsi della multietnicità.
  • Aprire la strada a future iniziative che ricalchino e/o arricchiscano quanto faremo durante il progetto
  • Mostrare al Comune e a tutte le istituzioni pubbliche l’importanza di un lavoro sociale e artistico all’interno della società odierna per smorzare tensioni e per creare un paese migliore.
  • Insegnare alle persone che vivono nel resto della città che non devono avere paura di entrare nella zona di Via Milano, al contrario, far capire loro che lì vi incontreranno qualcosa di positivo e unico. In particolare, mostrare ai genitori dei ragazzi italiani che le scuole della zona di Via Milano non sono dei ghetti ma luoghi di studio ben attrezzati e ben preparati dove portare i propri figli.
  • Fornire un esempio di progetto educativo che il nostro paese così come altri paesi europei potrebbero/dovrebbero adottare per non sottovalutare la complessità di una popolazione multietnica.

Radici del progetto

Questo progetto nasce dall’osservazione dell’andamento migratorio all’interno dell’Italia e dell’Unione Europea negli ultimi anni.

Da oltre 30-40 anni, paesi che per centinaia di secoli erano stati popolati principalmente da un principale ceppo etnico e con una cultura e una religione del paese ben definita, hanno iniziato ad aprire le proprie frontiere a immigrati provenienti da paesi africani ed asiatici offrendo loro lavori manuali a basso costo. A nostro parere, in base alla nostra osservazione e alla nostra esperienza in precedenti progetti, la prima generazione di immigrati non ha avuto grande interesse ad integrarsi nel territorio che li ospitava così come le popolazioni autoctone non hanno avuto interesse a integrarsi con questi nuovi arrivati. E questo non ha creato particolari problematiche all’interno della società.

Oggi giorno, ci ritroviamo, invece, con molte seconde generazioni di immigrati che vivono una situazione difficile perché con un piede tra due scarpe: in famiglia sono costretti a seguire le tradizioni, la religione e la cultura del paese di provenienza dei genitori, ma nello stesso tempo studiano e lavorano all’interno del paese dove vivono, la cui società presenta caratteristiche culturali e religiose molto diverse da quelle del ceppo etnico di provenienza.

È in questo momento che cominciamo ad avere una vera ed obbligata interazione tra persone indigene e persone di origine diversa.

Nella società del paese di residenza, crescono tensioni dovute a differenze etniche, culturali e religiose e i ragazzi con padri immigrati vengono trattati come ragazzi di serie B. Il risultato spesso, è disadattamento, emarginazione e problemi a capire chi si è veramente.

Nello stesso tempo, le popolazioni autoctone, “invase” da queste nuove generazioni miste presentano problemi a capire il cambiamento etnico che il loro paese sta subendo e spesso questo sfocia in atti di razzismo e chiusura.